La vena artistica di Angiolo Delsanto, ereditata dal nonno scultore, trova forma espressiva soltanto in eta' matura. Egli non apprende in famiglia i rudimenti del mestiere, ma manifesta quella sensibilita' spiccata, quell'inquietudine interiore tipica degli artisti, che mantiene a lungo sopita. Soltanto all'inizio degli anni novanta, una mostra retrospettiva dedicata all'opera del nonno protagonista della cultura artistica del primo Novecento, gli offre l'occasione di avvicinarsi al mondo della scultura e lo stimolo per dare inizio ad un percorso di ricerca le cui tappe fondamentali sono chiaramente leggibili nella mostra massese.
Si tratta inizialmente di esperimenti svolti sul tema della figura umana, caratterizzati dalla puntigliosa ricerca di correttezza anatomica ed equilibrio formale alimentata anche dal timore del confronto con i traguardi aviti, ma soprattutto dall'intento di percorrere le tappe fondamentali della formazione di ogni artista.
I piccoli gruppi, esposti nella prima sala della mostra, nascondono una forza
interiore che colpisce lo spettatore attraverso un linguaggio essenziale, che va
alla ricerca dell'eloquenza di un gesto per esprimere la complessita' del sentire
umano. L'intensita' di un amore fermata nell' "attimo"di un abbraccio; l'innocenza
e la spensieratezza che vestono i panni di una bambina, ma suggeriscono cio' che di
piu' vero ed istintivo si nasconde in ogni donna; o quella figura sospesa nel vuoto
ed immersa in uno spazio indefinito, ma ben percettibile che emana dai suoi stessi
volumi ed e' quello assolutamente intimo del "sogno". Come l'artista ha voluto
sottolineare dando un titolo alla prima fase del suo percorso, questi non sono
studi di figura, ma introspezioni nell'animo umano.
La stessa forza interiore emana, con ancora maggiore intensita', dalle opere successive, nella seconda sala, dove l'interesse si concentra sul gioco delle luci e delle ombre, dei pieni e dei vuoti, delle linee e dei volumi e dove con maggiore efficacia si raggiunge quella sintesi in precedenza solo prudentemente suggerita. E' qui percepibile il piacere di sperimentare sempre nuove soluzioni formali pur mantenendo il primitivo rigore e senso dell'equilibrio tanto che molte di queste sculture ben sopporterebbero le grandi dimensioni. L'artista gioca con i silenzi e con i delicati passaggi cromatici, sperimenta il bassorilievo trattandolo prima come un tutto tondo, giocato sulle delicate variazioni dei piani, per poi scoprire la forza della linea e del contorno ai quali affida tutta l'efficacia dell'ultima opera "finestra interiore", a testimonianza di uno spirito indagatore, alla ricerca di risposte sempre diverse, che fa presagire un futuro assai fecondo.
Elena Scaravella
Beni Culturali Curia di Massa
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